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  UN AMORE INUMANO
AIDavid è un robot, ma non lo sembra affatto. Di fatto sembra il perfetto bambino di una famiglia media americana: ubbidiente, imprevedibile, allegro e curioso, ma soprattutto in grado di amare - in eterno - i propri genitori. La risposta perfetta per una popolazione che dopo lo scioglimetno delle calotte polari ha troppa poca terra su cui abitare e non può permettersi una crescita demografica incontrollata. La pianificazione delle nascite crea quindi un bisogno e un mercato perfetto per la Cybertronics, che studia e produce i più avanzati "mecca", robot con sembianze umane, programmati per il soddisfaciemnto dei bisogni umani, dal sesso all'amore. E David, prototipo di robot bambino creato per amare, dimostrerà di saper amare aldilà di ogni umano limite. Da Hal 9000 di 20001 Odissea nello spazio ai replicanti di Blade Runner, senza dimenticare Terminator o le macchine di Matrix, il cinema ha variamente incarnato il soggetto del robot "senziente", in grado di imparare, evolvere, conquistare emozioni umane. Un tasto che Steven Spielberg ha qui deciso di premere a fondo, impacchattando un film interessante, amaro e ironico, ma che non convince del tutto. Spaccati macchiettistici come la "fiera della carne" e i balletti del robot gigolò che accompagna David per metà film appaiono sforzi di dare un tono ampio e moralista al film e al tempo stesso tratteggiare i contorni di un Kolossal che perde terreno proprio nel restare ambivalente tra favola e realismo. La suggestione Kubrickiana, visibilissima nel soggetto e nel suo sviluppo fino al - geniale - finale, viene troppo spesso annaquata dalla necessità di inondare di emozioni struggenti il pubblico, emozioni che si arenano però di fronte alla inconsistenza dei personaggi. E proprio sulla debolezza dei personaggi cadono le ambizioni del film. La famiglia prototipo, l'improbabile robot gigolò, il predicatore fanatico ed il tormentato ma moralemnte orrendo ingegnere capo della Cybertronics, un poco convincente William Hurt, appaiono tutti macchiette appenza abbozzate, troppo poco estreme per diventare parodie grottesche alla Kubrick e troppo realistiche per esser presi per personaggi di una favola. Il soggetto, gli effetti speciali e le emozioni restano genuinamente validi, e il finale, che piaccia o meno, è innegabilmente geniale.

  SCHEDA
Artificial Intelligence: AI
regia di Steven Spielberg, anno 2001.
Personaggi e interpreti:
Haley Joel Osment - David Swinton
Jude Law - Gigolo Joe
William Hurt - Il professor Allen Hobby

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