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Press

Una società al femminile.
da D di Repubblica del 13 dicembre 2003
Intervista di Patrizia Tamarozzi

Benvenuti nell'era FemDom. Ovvero: femmine dominanti e maschi sottomessi. Le prime padrone, i secondi succubi. Donne insieme caste e impure, consolatorie e crudeli. E, accanto a loro uomini depilati e pulitini, sensibili ed emotivi. No, non è un nuovo gioco di ruolo, almeno non in senso stretto. È un cambiamento in corso, qualcosa che sta avvenendo ora, adesso, intorno a noi. Il perplesso profeta del "nuovo che avanza" è lo scrittore Stefano Re, autore del recente FemDom, preludio all'estinzione del maschio (Cooper Castelvecchi, 277 pagine, 18 euro).

D: Perché proprio questo è il momento dell'era FemDom (dall'inglese female dominance, dominazione femminile)? Come mai la supremazia delle donne non si è mai verificata prima nella storia?
R: I valori femminili, in passato, si sono potuti affermare soltanto nei periodi in cui le varie civiltà raggiungevano condizioni di equilibrio, che di solito duravano poco. Oggi, invece, nel mondo occidentale abbiamo ottenuto, anche grazie alla globalizzazione, una stabilità duratura. In essa si radicano più facilmente le istanze tipiche del drive (ovvero, dell'essenza) femminile: tolleranza, assistenzialismo, pacifismo. Stati Uniti, Canada, Europa, Australia: sono tutte società femminilizzate e poco bellicose.

D: Speriamo. Però lei lo dice quasi come se si trattasse di difetti...
R: Non do giudizi di merito. Mi limito a sottolineare i rischi delle società femminilizzate.

D: Quali sono?
R: Il primo è l'indifferenziazione tra i sessi, e si sta già avverando. L'identità maschile oggi viene definita secondo criteri femminili. Gli uomini si piacciono di più se sono curati, comunicativi, disposti a mostrare le emozioni. Ma così non sanno più chi sono, perché, come diceva il filosofo Ludwig Feuerbach, "se non vi è un tu, non vi è un io". Il che significa: se siamo tutti uguali, si genera una grave crisi di identità. Un altro rischio è la possibilità di uno scontro cruento con quella parte del mondo che, invece, crede ancora "virilmente" alla guerra.

D: Cosa pensa dei movimenti di "resistenza maschile"?
R: Hanno una loro giustificazione storica, un loro motivo di esistere, soprattutto laddove cercano di rivalorizzare la figura del padre che oggi sembra assolutamente screditata, quasi inesistente. D'altronde, anch'io sto pensando a possibili ribaltamenti futuri: infatti sto scrivendo MaleDom, cioè un libro sulla dominazione del maschio.


da D di Repubblica del 12 Dicembre 2003
Intervista di Patrizia Tamarozzi